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Non è chiaro se, e in qual misura, si ponesse contemporaneamente mano a modifiche e adattamenti interni alla mole ferratiniana al fine di renderla funzionale al nuovo ruolo pratico impostole. Certi interventi, non marginali, divennero ineludibili dopo che nel 1637 il Cardinale Barberini ebbe istituito dodici alunnati di Collegio e nel 1639 altri tredici, attualizzando l'antica aspirazione di Monsignor Vives. Resisi dunque indispensabili nuovi locali ed affidato il progetto di realizzazione di una nuova ala affacciata sul lato di Via Due Macelli all'architetto Gaspare De Vecchi, l'operazione si risolse, previe modifiche dell'impostazione proposte nell'adunanza del 1° dicembre 1639, a partire dal 1640 sotto la sorveglianza del capocantiere Pietro Paolo Gandolfo laico teatino. Cominciava nel frattempo a delinearsi la necessità di por mano ad un restauro strutturale complessivo del vecchio palazzo Ferratini oggetto di vero e proprio dissesto causato dalla presenza di forte umidità nelle fondazioni. Affidati anch'essi alle cure del De Vecchi, i lavori determinano visibili modificazioni nella struttura palaziale originaria, soprattutto con la scomparsa dell'altana che aveva sin dall'inizio caratterizzato la copertura e il prospetto dell'edificio e con la riformulazione delle linee di facciata, a partire dal novembre 1642, con incarico affidato dapprima all'architetto Francesco Contini e quindi nuovamente al Bernini. Nel febbraio 1644 il disegno di quest'ultimo veniva ufficialmente approvato e posto in esecuzione mentre il tradizionale emolumento professionale venne nel suo caso sostituito dall'assunzione dell'artefice napoletano fra i benefattori della Sacra Congregazione: riconoscimento prestigioso comportante il diritto a solenni esequie come per i componenti del Sacro Collegio. "Il merito del Bernini", come è stato scritto, fu quello di "ricavare da elementi obbligati e statici, quali gli speroni di rinforzo, un motivo decorativo, creando un prospetto di linee semplici e di severa nobiltà". (RIF. B2 FACCIATA BERNINIANA) Si sono perse, se mai presenti, tracce di interventi berniniani interni al palazzo compresa la chiocciola, "girata in marmo, in modo sorprendente" ricordata a più riprese dalle fonti. L'ala De Vecchi giunse a compimento nel 1645, solo un anno prima della morte del Cardinal Barberini che, di tutti gli interventi sopra specificati, va considerato senz'altro il committente principale e che anche il nuovo Pontefice (Innocenzo X Pamphili, sul Soglio dal 1644) aveva rispettato nelle disposizioni e nelle scelte operate in accordo con gli artefici a lui vicini.