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Risalente al 1770 circa è un Olio su tela di 75,5 x 93,5 cm. è intitolato "Euntes docete omnes gentes" e rappresenta l'investitura conferita da Cristo a Pietro per l'evangelizzazione dei popoli. Tema iconografico dell'opera, dal vangelo di Matteo(28,16-20), simboleggia la missione di Propaganda Fide nel mondo, ed è collocato all'inizio del percorso museale. Il dipinto fu commissionato da Stefano Borgia nel momento della sua nomina a Segretario della Congregazione nel 1770.
Olio su tela,di 65 x 50 cm, risalente al 1793 fu dipinto dall'autore Antonio Canova per burla, per dimostrare la sua abilità nel contraffare la pittura veneziana del Rinascimento. Il ritratto, con la complicità di Antonio d'Este e del principe Rezzonico della Torre, venne spedito a Napoli, dove fu considerato antico e richiesto dal miniatore Locatelli per l'acquisto. Ma svelato lo scherzo da Antonio d'Este, che rivelò come il Canova scultore "si divertisse a dipingere(âEUR¦)e che avrebbe voluto anche lui divertirsi con gli artisti napoletani", il dipinto venne riportato a Roma e donato dal Canova al cardinale Ercole Consalvi, Prefetto di Propaganda Fide dal 1823 al 1824, che lo collocò nel suo Studio a piazza di Spagna. Considerato disperso dalla critica novecentesca, l'Ezzelino è stato individuato da Marco Nocca nel 2002 in un corridoio del primo piano del palazzo di Propaganda: lo smontaggio della cornice del dipinto ha rivelato le indicazioni di paternità ("Anto:[nio] Canova Scul:[ptor] Pinx:[it] Rom:[ae] 1793") occultate sotto i pennacchi ai quattro angoli, in corrispondenza dei fregi con corone di alloro. Il titolo voluto da Canova per il suo Guerriero (Ezzelino da Romano), si spiega forse con le suggestioni legate al mito del condottiero veneto: unico signore italiano, ai suoi tempi, riuscito a mantenersi a lungo al potere (1236-1259), Ezzelino divenne un simbolo dell'indipendenza dai poteri forti (Impero e Papato) e fu eternato nella tragedia Ecerinide di Albertino Mussatto. Nel 1779, negli anni dunque della formazione del Canova, la sua figura trovava una nuova fortuna grazie alla pubblicazione della Storia degli Ecerini, di G.B. Verci, erudito bassanese.